San Rocco

Chiesa di S. Maria Maggiore
Scultura
San Rocco
Sec. XVIII (fine)
Legno scolpito/ dipinto
Ambito culturale napoletano
Church of S. Maria Maggiore
Sculpture
San Rocco
18th century (end)
Carved / painted wood
Neapolitan cultural sphere
La scultura, come risulta dall’ultimo restauro, è composta da più pezzi di legno assemblati con perni e con colla animale, ricoperti da uno strato preparatorio di tela e gesso che serve da base per il disegno ed il colore.
L’opera venne acquistata da Domenico Abruzzese, in accordo con l’arciprete Nicola Bianco, in concomitanza con le epidemie di colera della prima metà dell’Ottocento.
Il santo è rappresentato secondo l’iconografia classica rocchiana post cinquecentesca, cioè vestito da pellegrino, con il tabarro, un mantello a tutt’altezza, e un tabarrino, che è una mantellina di dimensioni ridotte, che proprio per la caratteristica di essere rappresentata addosso al Santo prese il nome di sanrocchino. Vicino al braccio sinistro è posto un lungo bastone con appesa una borraccia a forma di zucca e sul petto ha due conchiglie di capesanta, simboli del pellegrinaggio a Santiago di Compostela e della vita in cammino verso l’Eterno. Con la mano destra indica la lesione sulla gamba destra, provocata dal bubbone della peste che il Santo contrasse presso Piacenza.
È accompagnato da un piccolo cane, simbolo della fedeltà alla chiamata divina, che reca in bocca un pane, segno tangibile della Divina Provvidenza.
La cappella venne restaurata negli anni Trenta del Novecento a spese della signora Matilda Ferrara in Buonopane.
Il primo restauro noto venne realizzato verso la metà del Novecento, forse ad opera di Antonio Del Grosso. Tuttavia tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, subì un intervento che rese la scultura scomponibile per esigenze processionali.
Dopo il terremoto del 1980, la scultura subì un intervento di restauro di tipo estetico. L’ultimo intervento conservativo è stato effettuato nel 2018 dalla restauratrice Margherita Gramaglia che ha eliminato i rifacimenti impropri, ha consolidato l’intera struttura, ripristinando le forme e i colori originali della scultura.
The sculpture, as shown by the last restoration, is made up of several pieces of wood assembled with pins and animal glue, covered with a preparatory layer of canvas and plaster which serves as the basis for drawing and color.
The work was purchased by Domenico Abruzzese, in agreement with the archpriest Nicola Bianco, in conjunction with the cholera epidemics of the first half of the nineteenth century.
The saint is represented according to the post-sixteenth-century classical Rococo iconography, that is, dressed as a pilgrim, with the tabarro, a full-height cloak, and a tabarrino, which is a cape of small size, which precisely because of the characteristic of being represented on to the Saint it took the name of Sanrocchino. Near the left arm there is a long stick with a pumpkin-shaped water bottle hanging on it and on its chest it has two scallop shells, symbols of the pilgrimage to Santiago de Compostela and life on the way to the Eternal. With his right hand he indicates the lesion on the right leg, caused by the plague bubbone that the Saint contracted near Piacenza. He is accompanied by a small dog, a symbol of fidelity to the divine call, who bears bread in his mouth, a tangible sign of Divine Providence.
The chapel was restored in the 1930s at the expense of Mrs. Matilda Ferrara in Buonopane.
The first known restoration was carried out in the mid-twentieth century, perhaps by Antonio Del Grosso. However, between the end of the nineteenth century and the first half of the twentieth century, it underwent an intervention that made the sculpture decomposable for processional needs. After the 1980 earthquake, the sculpture underwent an aesthetic restoration. The last conservative intervention was carried out in 2018 by the restorer Margherita Gramaglia who eliminated the improper renovations, consolidated the entire structure, restoring the original shapes and colors of the sculpture.
