S. Lucia da Siracusa

grotta lucia e gerardo

italia

Chiesa di S. Maria Maggiore
Scultura
Santa Lucia da Siracusa 

Ambito culturale napoletano
Sec. XVIII (seconda metà)
Legno scolpito e dipinto

Church of S. Maria Maggiore
Sculpture
St. Lucia of Syracuse

Neapolitan cultural sphere
18th century (second half)
Carved and painted wood

Il culto di S. Lucia è uno dei più antichi della comunità grottese: risale alla metà del XV secolo, quando è attestato per la prima volta un edificio sacro dedicato alla santa. Probabilmente la venerazione della santa protettrice della vista venne favorito dalla famiglia d’Aquino che realizzò o autorizzò la costruzione della cappella in una delle torri delle mura di cinta di Grottaminarda. L’edificio oggi non è più esistente, venne abbattuto dopo il terremoto del 1980 per questioni di sicurezza. 
La scultura, in origine, era conservata in una cappella della Chiesa di S. Maria del Carmine, abbattuta durante gli anni Sessanta del Novecento. L’opera dopo i restauri effettuati a seguito del terremoto del 1980 venne collocata nella chiesa di S. Maria Maggiore.
La santa è rappresentata secondo i canoni dell’iconografia classica: una giovane e bella fanciulla che reca nella mano una coppa con un paio di occhi, simbolo delle torture a cui fu sottoposta durante le persecuzioni di Diocleziano per mano del prefetto Pascasio.
La scultura per l’impianto plastico e figurativo è riferibile all’ambito artistico napoletano della seconda metà del secolo XVIII.

The cult of S. Lucia is one of the oldest in the Grottese community: it dates back to the mid-fifteenth century, when a sacred building dedicated to the saint is attested for the first time. Probably the veneration of the patron saint of sight was favored by the Aquino family who built or authorized the construction of the chapel in one of the towers of the walls in Grottaminarda. Today the building no longer exists, it was demolished after the 1980 earthquake for safety reasons. 
The sculpture was originally kept in a chapel of the Church of S. Maria del Carmine, demolished during the 1960s. After the restoration carried out following the 1980 earthquake, the work was placed in the church of S. Maria Maggiore.
The saint is represented according to the canons of classical iconography: a young and beautiful girl holding a cup with a pair of eyes, a symbol of the torture to which she was subjected during the persecutions of Diocletian at the hands of the prefect Pascasio.
The sculpture for the plastic and figurative system refers to the Neapolitan artistic sphere of the second half of the XVIII century.

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