Chiesa di San Michele Arcangelo

italia

Chiesa di San Michele Arcangelo

Edificio sacro

Ambito irpino

Chiesa di San Michele Arcangelo

Sec. XVI e XVIII-XIX

Church of Archagel Michael

 

Nel Comune di Grottaminarda, quasi ubicata alle pendici del colle che domina il rione Fratte, il primo nucleo abitato della località irpina, sorge la Chiesa di San Michele Arcangelo o, com’è nota nella dizione popolare, la Chiesa di Sant’Angelo, o anche come l’Abbazia di Sant’Angelo, in quanto il suo rettore aveva il titolo di Abate.

Nei documenti conservati presso l’archivio, fortemente impoverito soprattutto nella parte più antica, il titolo più ripetuto è Abbazia di San Michele Arcangelo; tuttavia, in origine, doveva possedere il solo titolo di Sant’Angelo, attestato, in modo indiretto, in alcune pergamene del XII secolo conservati nell’Archivio di Montevergine.

La struttura è una delle più note di Grottaminarda, ma, al pari della sua notorietà, è anche una delle meno conosciute. Le sue vicende storiche, infatti, non sono molto chiare.

Considerato l’antico titolo di Abbazia, si deve ipotizzare che l’edificio, in origine, doveva essere un’antica dipendenza monastica e poi, in un’epoca non meglio precisata, ma sicuramente prima del XIV secolo, dovette passare sotto l’autorità diocesana locale, conservando tuttavia il titolo di Abbazia. Infatti il primo abate noto è attestato all’inizio del XIV secolo

Nel 1422 l’edificio è sede della parrocchia di San Michele Arcangelo, mentre nel 1453 diventa di giuspatronato della famiglia feudale dei d’Aquino.

Quasi un secolo dopo, nel 1541 a ridosso della Chiesa, per interessamento della famiglia De Feolis, fu edificato un nuovo sacello sacro dedicato alla Madonna delle Grazie, che un secolo dopo diventerà la sede della Confraternita della Buona Morte.  

I terremoti del 1688 e del 1702 recarono numerosi danni all’edificio che furono prontamente riparati, tuttavia il terremoto del 1732 danneggiò notevolmente sia la Chiesa di San Michele che l’adiacente Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Nel corso del Settecento, l’edificio venne totalmente ricostruito nell’area delle due chiese e nella sua ricostruzione vennero riutilizzati i materiali di entrambe le strutture, tra cui anche il portale cinquecentesco della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Nel 1813 a seguito delle soppressioni napoleoniche, la parrocchia di San Michele venne soppressa, per essere poi ricostituita nel 1815.  

Nel 1853 a seguito della nomina di abate parroco Modestino Troise, l’edificio subì un importante intervento di restauro che interessò soprattutto gli interni.

I terremoti del 1930 e del 1962 non recarono eccessivi danni all’edificio, cosa che non avvenne con il terremoto del 23 novembre 1980, che la rese inagibile.

Il I° settembre 1986 la parrocchia di San Michele venne definitivamente soppressa.

A seguito di un importante intervento di restauro, l’edificio venne riaperto nel 1990.

La struttura sacra è caratterizzata da un portale del 1541, da alcuni affreschi settecenteschi, da una cantoria ottocentesca, da alcune pregevoli statue e soprattutto da un campanile d’età medievale, che, in un certo senso, attesta le origini antiche dell’edificio.

Proprio per il suo campanile medievale, la chiesa è considerata l’edificio sacro più antico di Grottaminarda ed è, anche, uno dei più antichi del circondario. Tuttavia, a causa dei vari terremoti, è anche una delle strutture più fortemente rimaneggiata nel corsi dei secoli.

 

Il portale cinquecentesco

Al centro dell’architrave del portale è incisa un’iscrizione che tradotta recita: “Don Barnaba dottore dell’uno e dell’altro diritto e il “venerabile” D. Pietro de Feulis, accolito apostolico, ancora viventi, per le loro anime e quelle dei loro genitori Don Marino e Menica, del fratello Lucio, e degli zii paterni Nicola e Don Bartolomeo, questo sacello, con diritto di patronato, fecero erigere e dipingere a proprie spese. Nell’anno del Signore 1541”.

R. M.

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.